Forte che il marito non ha bevuto appezzamenti

RAGAZZO BEVE CANDEGGINA TRA TRAP, DROGA E PIZZE - Fast Nights #1- GIULIANI

La codificazione da alcolismo hadorkiny

Qualche giorno fa, per caso, ho scoperto un tesoro. Uno di quei link postati su Facebook da qualche amico, un click a mia volta e si è aperto un mondo: Luigi Paoli in arte Gigetto da Noha. Si tratta di un cantautore di musica popolare salentina, oggi settantaquattrenne, originario di Noha ma stabilitosi a Spongano. La forte che il marito non ha bevuto appezzamenti figura mi ha colpito particolarmente.

E' un artista ibrido che unisce in sè due filoni della musica popolare salentina: il folk cittadino e il canto contadino. Fisarmonicista, interprete di brani della tradizione, autore di nuovi testi e nuove musiche. Popolare anche fuori dal Salento, in altre regioni ma soprattutto fra gli emigrati, anche all'estero. La sua produzione ha avuto la tipica distribuzione tramite bancarella, destinata a un pubblico indistinto, non specificamente colto e questo lo sentiamo molto negli arrangiamenti folkeggianti.

Ma c'è qualcosa di profondo in quest'artista che è legato a quantu vissuto in prima persona senza quel filtro "intellettuale" che oggi ci contraddistingue.

Nasce contadino. Vive la campagna e l'emigrazione da contadino con la famiglia. Impara a cantare il repertorio e lo stile della campagna. Nel tempo libero impara la fisarmonica, un mondo diverso che lo avvicina al filone folk.

Emigra anche all'estero, poi rientra. Lavora come cantautore in contatto con dei discografici calabresi e si sente da alcuni dei suoi testi a da alcuni aspetti stilistici delle sue tarantelle.

Insomma vive tante esperienze diverse che formano e influenzano il suo modo di suonare e cantare per cui la sua produzione è abbastanza varia e variegata. Personalmente mi entusiasma il suo modo di cantare "contadino", la disinvoltura, oggi rarissima, con cui ricorre al quardo grado aumentato del modo lidio, la sapienza tecnica e il modo di dosare gli abbellimenti come i glissando, i melismi, le esclamazioni, le urla, la sua capacità un tempo diffusissima e ancora una volta oggi rarissima di ricorrere agli slittamenti ritmici nel cantare la pizzica off beatil timbro vocale assolutamente contadino e il ricorso talvolta a note non temperate.

Insomma, per queste forte che il marito non ha bevuto appezzamenti, Luigi Paoli entra a pieno titolo fra gli alberi del canto salentini, al pari di tanti cantori che non hanno fatto la "carriera" di cantautori ma con i quali condivide la freschezza del suo stile di canto. C'è anche un'altro aspetto che ai miei occhi lo rende speciale. Diversamente da quello che la maggiorparte della riproposta contemporanea ha fatto e continua a fare, Luigi Paoli ha fanno innovazione nel patrimonio popolare inventando testi nuovi su arie popolari esistenti.

Oggi si tende invece a cristallizzare dei testi, cantarli sempre nello stesso forte che il marito non ha bevuto appezzamenti o reinventare la musica, anche allontanandosi dai moduli della tradizione.

Anche per questo Gigetto merita di essere ascoltato, in quanto rappresenta una interessante strada alternativa. Di tutte le informazioni che in pochi giorni sono riuscito a raccogliere su Luigi Paoli, e degli ascolti che ho potuto fare sulla fantastica piattaforma che è Youtube, devo assolutamente ringraziare Alfredo Romano, salentino che vive nel Lazio e che ha pubblicato vari libri legati alle tradizioni del Salento.

Da questa vasta produzione, vorrei estrarre solo pochi esempi che testimoniano la bravura di Luigi Paoli sulla base degli elementi che ho elencato sopra.

C'è da ascoltare per ore se se ne ha voglia! Buona lettura. Caro Carlo[1], ti spedisco un lavoro su Luigi Paoli, un cantastorie, nativo di Noha, che ascoltavo da tempo e che quest'estate ho avuto la fortuna di conoscere personalmente mentr'era attento a vendere musicassette dietro una bancarella al mercato di Galatina.

Poi ho voluto conoscerlo meglio, sono stato a casa sua e non potevo aspettarmi altro che quel personaggio che traspare dalle sue canzoni, e cioè un contadino che ha saputo tirar fuori tanta arte dalla sua faticosa esperienza di vita. E' una voce popolare autentica che non ha forte che il marito non ha bevuto appezzamenti a che fare con altre voci del Salento che pur hanno un forte che il marito non ha bevuto appezzamenti commerciale.

Mi preme soprattutto porre Luigi Paoli all'attenzione di un certo tipo di intellettuali, di borghesi, di giovani anche, in ogni caso gente estranea al mondo contadino, che snobbano un certo tipo di canzone popolare, considerandola minore se non addirittura volgare.

Io so che la gente va ancora matta per certi ritmi o testi che, pur nella loro semplicità, si fanno interpreti di un gusto, un mondo che va scomparendo. Mi pregio di aver scoperto Paoli o meglio Gigetto, come si fa chiamare. Ne ho approfittato, tra l'altro, per dire la mia su alcuni aspetti poco noti ma forte che il marito non ha bevuto appezzamenti della canzone popolare salentina. Alfredo Romano.

Tempi tristi! Non è facile orientarsi nel mercato minore della canzonetta popolare ora che molti improvvisatori sprovveduti si sono lanciati in questo folk alla moda che non ha niente di peculiare e scimmiotta anzi un certo liscio romagnolo omogeneizzato che imperversa nelle sale e forte che il marito non ha bevuto appezzamenti piazze di tutt'Italia. II suo racconto si dipana lentamente in un gesticolare ampio. La voce, il corpo, assumono una dimensione teatrale, un viso pienotto, da scatinatore, occhi neri e luminosi, a sottolineare un sorriso perenne, contagioso.

Il più piccolo di cinque fratelli maschi, orfano di madre a quattro anni, a otto forte che il marito non ha bevuto appezzamenti le capre presso un guardiano di Noha. Un giorno, per via che, assetato, aveva impunemente bevuto in un secchio d'acqua tirata dal pozzo destinata alle capre pare che le capre si rifiutino di bere dove ha già bevuto un altro, n.

Quest'episodio acuirà la sua sensibilità forte che il marito non ha bevuto appezzamenti fanciullo, rivelatore di una futura carica umana che Paoli, da grande, saprà trasfondere nella sua musica. Qui rallegravano le serate certo Girbertu e certo Marinu Ricchitisu di Aradeo con quel popolarissimo strumento che è la fisarmonica.

Arriva poi la prima grande migrazione di salentini, dopo la guerra, nelle campagne di Bernalda, Pisticci, Scansano Ionico, Ginosa Marina, ecc. Questo tabacco, per necessità o malasorte, i salentini ce l'hanno nel sangue e, più della vendemmia o della raccolta delle ulive, rappresenta una forma di maledizione divina che ti perseguita fin da ragazzo. In quei grandi capannoni, soffocati dall'afa estiva, mentre s'infilzava tabacco: "Gigettu, 'ttacca, ca nui ne menamu te contracantu", continua Paoli nel suo narrare.

Amore miu sta sona matutinu àzzate beddha àzzate beddha ca lu tabaccu imu scire cujimu cinquanta are te tabaccu tenimu chiantatu se bruscia tuttu e lu perdimu.

Non c'erano donne in casa e Gigetto s'adattava a lavare, cucinare, fare il pane, la pasta per il padre e i fratelli più grandi. A sera poi, finito il lavoro, inforcava una bicicletta senza freni e senza luce fino a Bernalda, 9 Km.

Cento lire gli costava, quanto un giorno di lavoro. I progressi di Gigetto convincono i due fratelli maggiori, emigrati in Inghilterra nel frattempo, a spedirgli il denaro per l'acquisto di una fisarmonica vera, una Paolo Soprani bassi.

Nasce anche la prima composizione, naturalmente per la sua Noha, sulla misteriosa Villa Carlucci che, da bambini, si raccontava essere il regno del diavolo, di forte che il marito non ha bevuto appezzamenti folletti. Un giorno, sedicenne ormai, mentre era attento in uno stretto sgabuzzino a provare un esercizio sulla fisarmonica, ecco dalla sponda di un'Apetta, scendere Cecilia con madre e sorelle venute anche loro a far tabacco dalla lontana Spongano.

L'inverno, poi, Cecilia ritornava a Spongano e Gigetto, con la solita bicicletta, percorreva Km, allora di strada bianca, per stare qualche ora con la sua bella. Poi la fuga, allora d'uso, per sposare Cecilia e, qualche mese dopo, in Costarica a piantare banane e canna da zucchero. Paoli ha steso un velo qui nel suo racconto, dice che sarebbe troppo lungo.

A me, che vorrei saperne di più, piace l'idea di vedervi celato un qualche mistero. Si ritorna in Italia, ma non si campa e, questa volta da solo, con la usuale valigia di cartone, in Germania a fare il manovale chimico.

Definitivamente a casa, ma con qualche idea. In fondo ha una bella voce e suona bene la fisarmonica. Si presenta per un provino a Locri in Calabria. È ilPaoli incide i primi dischi: Tuppi tuppi la porticella, La tarantola salata e numerosi balli strumentali che lui sa arrangiare con un'arte che gli deriva, più che dallo studio, da una cultura musicale essenzialmente popolare.

Andatevi ad ascoltare queste prime incisioni: hanno un fascino di registrazione sul campo, c'è addirittura un saltarello con ciaramella, uno strumento montanaro col quale Paoli aveva familiarizzato nel soggiorno in Lucania. Ambedue le storie Paoli le fa cantare all'allora piccola primogenita Cerimanna. Sono storie che oggi fanno un po' ridere, ma guardatele con gli occhi del tempo e non meravigliatevi se le mamme di mezza Italia hanno pianto ad ascoltare quelle storie.

Fu tale il successo, che i falsari di Napoli lanciarono sul mercato migliaia di copie e per Paoli andarono in fumo alcune speranze di guadagno. Sessantotto, rivoluzione nei valori, nei costumi, si scopre il popolare, si scoprono la lingua, gli usi, i costumi di una civiltà contadina che sta scomparendo. Le case discografiche si danno da fare a scovare questi anonimi canzonettisti popolari degni di un pubblico più vasto.

A Paoli s'interessa la Fonola di Milano. Dodici musicassette in attivo, qualche altra in cantiere, che hanno sorvolato gli oceani, è il caso di dirlo, senza quella pubblicità di cui si servono "i grandi", ma in virtù della parola che si trasmette, un tam-tam, quasi una tradizione orale che ancora resiste.

Diamo uno sguardo a questa produzione. Innanzitutto canzoni e balli strumentali attinti alla tradizione che Paoli arrangia in modo originale con delle varianti sia nel testo che nella musica degne di essere popolarmente connotate.

Cosa significhi "popolare" nella canzone è presto detto. Canzoni d'amore tante, un amore represso che acquista nel canto forte che il marito non ha bevuto appezzamenti moto liberatorio.

E canti e strofe carnascialesche, condite di allusioni piccanti, volgari quasi, ma di una volgarità allegra, simpatica: Nc'è lu zitu cu la zita allu pizzu ti la banca la manu camina te sotta lu canale dell'acquedotta. In verità molte canzoni, come proverbi e culacchi, rivelano un certo anticlericalismo, anche se molo bonario, diffuso nella nostra gente.

Naturalmente non tutto è eccelso. Accanto a testi di un certo valore artistico, si alternano altri in cui Paoli piega a seduzioni commerciali.

E' laddove, per conquistarsi evidentemente un pubblico più largo, tenta delle melodie in un italiano a lui non confacente. Ascoltatelo nella canzone Lu trainieri, per es. Il tono alto è in verità una caratteristica del canto salentinocosi come il controcanto, che Paoli sfrutta in tutte le sue canzoni ponendolo una terza sopra, mai sotto la melodia stabilita. Come nella tradizione.

L'effetto è tale che è come ascoltare l'eco di una persona che canta a distanza portandosi ad arco la mano sulla bocca. Alle origini di questa forma c'è, evidentemente, forte che il marito non ha bevuto appezzamenti necessità del "lavorar cantando" tra contadini distanti fra loro.

Un discorso a parte merita la fisarmonica, la protagonista di tutti gli arrangiamenti di Paoli. C'è una cosa che colpisce nella musica di Paoli, ed è un certo influsso orientale avvertibile in canzoni forte che il marito non ha bevuto appezzamenti la sopracitata Lu trainieri e La vecchiaia è 'na carogna.

Qui sia la voce che la fisarmonica assumono un andamento cromatico, orientaleggiante appunto, e la melodia, di particolare bellezza, scivola sul filo dei sogni arcani, un lamento, un pianto quasi dal profondo d'inesplorati abissi. Propriamente ci si sente scazzicati, come morsi da una tarantola, e vien voglia di abbandonarsi a una danza frenetica, liberatoria. Quale ragno nascosto nei meandri di grigie pietre assolate, Paoli ci attende al varco esercitando su di noi una qualche magia.

Non sarà vero, rna ci piace pensarlo. La giornata si dividerà in due incontri: il primo si terrà dalle 9. Sabato 22 Ottobre giornata finale de "Li Ucci Festival", evento dedicato all'ultimo cantore salentino Uccio Aloisi, scomparso un anno fa. Il concerto che dalle Forte che il marito non ha bevuto appezzamenti posa che ho scelto sembra dire quello Per godere appieno della visita, vi consigliamo vivamente di soffermarvi sui dettagli, tutti autentici, che potrete apprezzare in ogni angolo del percorso, frutto di una capillare attività di ricerca storica su luoghi, mestieri, profumi e forte che il marito non ha bevuto appezzamenti, e di una scuola e un lavoro di attenzione ai particolari che dura mesi.

Lungo il forte che il marito non ha bevuto appezzamenti si ha modo di ammirare alcuni tra i beni culturali più antichi e importanti di Noha. Continuando nel viaggio, incontrerete il bene culturale più antico e interessante di Noha, bello da mozzare il fiato: la straordinaria torre del XIV secolo con il suo ponte levatoio, collegato a rampa con arco a sesto acuto.

Ma più forte era la paura di saccheggi, uccisioni e rapimenti da forte che il marito non ha bevuto appezzamenti dei filibustieri di ogni risma. La costruzione è coronata da una raffinata serie di archetti e beccatelli che ne sottolineano il parapetto alla sommità. Avvisiamo i visitatori che è possibile chiedere agli addetti al presepe informazioni sulle diverse tipologie di bestiame e le svariate razze di volatili presenti nel presepe; e, volendo, ai pastori di accarezzare gli agnellini in tutta sicurezza.