Quello che è fatto in un ospedale psichiatrico a delirium tremens

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La codificazione da alcool alkostop

Sono arrivata a Cogoleto. Ora era nel territorio. Ho girato i padiglioni, attraversato i viali e la chiesa, visto i resti, bicchieri di stagno ammucchiati insieme ad altre vestigia del passato, qua e là.

Gli infermieri erano quelli che non avevano chiesto di andare nel territorio. Si stupirono Tortora Capani Santini ecc. Ma io ero una straniera e mi sembrava educato bussare e non piombare in mezzo.

Due storie diverse. Sicuramente gli infermieri, cartina di tornasole della storia dei manicomi, avevano anche usanze da educati camerieri.

Stridore a volte ma aria di cambiamento. Episodio doloroso: quello che è fatto in un ospedale psichiatrico a delirium tremens sociologo insisteva in una terapia centrata sullo sport e la partecipazione con un giovane grave psicotico.

Camminate in quello che è fatto in un ospedale psichiatrico a delirium tremens imposizioni e colpevolizzazioni dello stesso che non stava al passo. Non discutemmo con quel sociologo, era difficile, si riteneva nel giusto, basagliano.

Ma non erano stati cresciuti da De Martis. Non era necessario slegare il paziente per le sue necessità. Gli infermieri, ripeto la cartina di tornasole, i portatori della culturaereditavano questo rispetto ma anche orrendo stupore per la scienza medica. E avevano attraversato tante contraddizioni e ancora le attraversavano.

E non era un solo delirium tremens potevano essere due tre, Pavia contadina con i mungitori che nel freddo mattino facevano il peggior mestiere che auguravano ai loro figli, spesso diventavano alcolisti, erano malnutriti, si malnutrivano e finivano in situazioni fisiche disperate senza che ne avessero coscienza. E neppure chi era con loro.

Caldo o freddo, rumori e spaesamento e ignoranza del perché. Scelsi di fare i turni domenicali perché potevo vedere i parenti contadini della provincia, i famigliari. Il lavoro lo fecero gli infermieri, io li guidavo ma le visite le organizzavano loro con il coordinatore, e mi segnalavano cosa dovevo fare, dove intervenire. Ricordo un infermiere delinquente che il coordinatore teneva sotto controllo, non lo faceva mai andare da solo e ogni tanto mi consigliava un intervento autorevole.

Nel futuro sarebbe stato incarcerato. Ma tutti gli altri erano onestamente competenti per quello che potevano e fortemente collaboranti. Io nel mio studio sola. Il collega via perché sempre con qualcosa Venuti poi andrà in aspettativa. Non ci escono più, perdono risorse, fanno una perversa carriera.

Bah anche questo lo constato ancora succede di nuovo viene chiesto di nuovo. E i risultati sono gli stessi. Mi faccio portare le cartelle e faccio il vecchio giro nella squallida camerata, non mi sembra un assurdo, né controrivoluzionario, devo pur conoscerli, li visito nel senso che li visito non solo con le parole ma molto come fa un medico visito il corpo e ordino esami del sangue controlli ecc.

Iniziamo a parlare e il mugugno diminuisce, mi raccontano la storia recente, mi parlano del vecchio direttore e siccome nelle cartelle vedo la sua presenza come nei ricordi dei malati lo cerco Modenesi e mi faccio spiegare qualcosa. Lontano il mio linguaggio con tutti i colleghi ma la diffidenza è superata. Siccome avevo lavorato in Pronto Soccorso cucivo con facilità e questo li rendeva entusiasti.

Non facevo uscire il guaio dal manicomio ma io non vedevo colpevoli cercavo di capire cosa diavolo fosse successo con loro sempre secondo De Martis.

A volte capivo altre volte no perché la diffidenza e anche la mia non possibile conoscenza tanti i padiglioni ognuno con la sua storia, io ero conosciuta nel mio, il 4, del personale impediva un dialogo tranquillo. Acquistando peso mi spostarono in SPDC. Bah allora il reparto era aperto, alla mattina facevo il solito retrogrado giro e una riunione con gli infermieri prima che arrivasse il primario Maura.

Con lui capii che bastava che io lavorassi come avevo fatto a Cogoleto che lui mi avrebbe lasciato fare ma anche riconosciuto. Altro manicomio. Altri colleghi altri infermieri. Dire che condividevano è irreale. Era un campo di battaglia ideologico dove i pazienti erano le armi. Prevaleva la linea politica del più forte allora.

Sabotata giornalmente. Quei giorni di SPDC erano un incubo. Altro che compito impossibile. Non sono riuscita a fare amicizie a Prato, città già allora contradditoria tra risorse economiche buone, un teatro come il fabbricone di cui ricordo ancora la classe morta di Kantor insieme ad altri spettacoli assolutamente stupefacenti e il rumore incessante delle macchine tessili di notte, cinesi che lavoravano in casa continuamente, rumore disperante già allora.

E la Magherini che mi aveva preavvisato sulla situazione pratese e conduceva un ottimo reparto al Santa Maria Nuova di Firenze a quanto mi riferivano.

Ma quello che è fatto in un ospedale psichiatrico a delirium tremens allora parlare a Tranchina non era facile e parlando quello che è fatto in un ospedale psichiatrico a delirium tremens me stessa decisi di tornare a Genova.

Questi ricordi che possono non essere la realtà ma quella che ho vissuto, la mia esperienza personalemi portano ad un certo sgomento. Nome richiesto. Home Chi siamo Archivio La rivista Edicola. Sono arrivata a Cogoleto Poi venne tanto altro e infine nel 90 Redancia.

Si declina ora in diverso modo Non ci sono tempi eroici. A volte da soli. Aggiorna elenco commenti RSS feed dei commenti di questo post. I commenti sono moderati, la redazione si riserva i diritti di pubblicarli.