Laiuto da alcolismo in Kaluga

Alcol e alcolismo

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Presentiamolo ai lettori, mentre sta seduto, con una gamba ripiegata sotto di sé, guardando pensieroso la strada. Suo padre, generale nella guerra delera un russo semianalfabeta, rozzo, ma non cattivo; aveva faticato tutta la vita, prima al comando di una brigata poi di una divisione, e aveva sempre vissuto in provincia, dove, in virtù del suo grado, rivestiva un ruolo di una certa importanza. Portava cuffie ridondanti di nastri e abiti di seta frusciante, in chiesa si avvicinava per prima alla croce, parlava ad alta voce e molto, la mattina si faceva fare il baciamano dai bambini e la sera li benediceva; in una parola, faceva i laiuto da alcolismo in Kaluga comodi.

Il fratello, a quell'epoca, divenne ufficiale della guardia. I due giovani andarono ad abitare nello stesso appartamento sorvegliati a distanza da uno zio di secondo grado della madre. La ragazza era graziosa e, come si dice, istruita: leggeva laiuto da alcolismo in Kaluga riviste le rubriche scientifiche. Vivevano felici e in pace. Non si separavano quasi mai, leggevano insieme, suonavano a quattro mani, cantavano duetti; lei seminava fiori e curava il pollaio, lui solo di rado andava a caccia e in generale si occupava dell'azienda, intanto anche Arkàdij cresceva, felice e in pace.

Dieci anni passarono come un sogno. Nel iscrisse laiuto da alcolismo in Kaluga figlio all'università e trascorse con lui tre inverni a Pietroburgo, senza mai uscire di casa e cercando invece di laiuto da alcolismo in Kaluga i compagni di Arkàdij. L'ultimo inverno non aveva potuto lasciare la campagna ed ecco perché lo vediamo, nel mese di maggio delormai decisamente invecchiato, più grasso e un po' curvo, aspettare il figlio che, come lui una volta, si è appena laureato.

Il sole era alto, dall'atrio semibuio dell'albergo veniva un profumo tiepido di pane di segala. Provava a pensare ad altro e di nuovo eccole ritornare. Ricordava la moglie Apparve una carrozza tirata da tre cavalli di posta; nella carrozza intravvide la visiera di un berretto studentesco e i noti contorni del caro viso Pochi istanti dopo premeva già le sue labbra contro la guancia imberbe, impolverata e accaldata del giovane laureato.

Poi si diresse in fretta verso l'albergo. Aveva capelli biondo scuro, folti e lunghi, che tuttavia non nascondevano la fronte, alta e sporgente. Dai gli ordini, fratello, presto! Mitjùcha non rispose, scosse il berretto e tolse le redini al cavallo di testa, che era tutto sudato.

Sta bene? Che cosa studia? Pëtr diede un'occhiata nella direzione indicata dal padrone. Alcuni carri, trainati da cavalli a briglia sciolta correvano lungo una strada stretta. Su ogni carro c'erano uno o due contadini, col cappotto di montone sbottonato.

In città? Ci vuol pazienza, miglioreranno col tempo. Ma, adesso, Arkàdij, t'interessi della campagna? Che aria buona c'è! Che profumo! In nessun altro posto al mondo mi sembra che ci sia tanto profumo. Anche il cielo Arkàdij s'interruppe, si diede una rapida occhiata alle spalle e tacque. Brontola come prima. Ora ho un fattore che appartiene alla piccola borghesia, sembra abbastanza bravo. Gli ho assegnato uno stipendio di duecentocinquanta rubli all'anno.

Tu hai, in ogni caso, il diritto di giudicarmi. Alla mia età Insomma, quella ragazza della quale avrai forse già sentito parlare I luoghi che attraversavano non si sarebbero potuti definire ameni. S'incontravano anche brevi fiumi dalle sponde erbose; piccoli stagni con le chiuse malandate; villaggi di casupole basse con i tetti scuri, spesso semidistrutti dal vento; capannoni per la trebbiatura sbilenchi, con le pareti di rami secchi intrecciati laiuto da alcolismo in Kaluga la porta come una bocca spalancata sulle aie deserte; chiesette di mattoni con l'intonaco scrostato, o di legno, con le croci storte e, accanto, il cimitero lasciato nell'abbandono.

Arkàdij si sentiva, a poco a poco, stringere il cuore. I contadini che incontravano, quasi a confermare il suo stato d'animo, avevano abiti stracciati, i loro cavalli erano macilenti e i salici ai lati della strada, con i rami spezzati e la corteccia laiuto da alcolismo in Kaluga, sembravano mendicanti cenciosi; mucche magre, denutrite, col pelo ispido, brucavano avidamente l'erba lungo i fossi e sembrava che fossero sfuggite in quel momento a micidiali, misteriosi artigli.

Lo spettacolo miserando di quegli animali stremati richiamava alla mente, in quella bella giornata di primavera, il fantasma bianco, sconsolato, senza fine, dell'inverno, con le tormente, il gelo, la neve Intorno ad Arkàdij, assorto in queste meditazioni, la primavera rivendicava i suoi diritti.

Tutto, intorno, brillava di un verde dorato, ondeggiava mollemente a perdita d'occhio, riluceva sotto l'alitare tranquillo di un vento tiepido: gli alberi, i cespugli, laiuto da alcolismo in Kaluga.

Le allodole diffondevano il loro interminabile trillo vibrante, i vanni ora gridavano, volando bassi sui prati, ora saltavano silenziosi da una zolla all'altra; le cornacchie grige spiccavano, scure, nel verde tenero del grano ancora basso, sparivano nella segala che cominciava a diventare bianca e solo a tratti le loro testoline sbucavano tra i vapori di quelle onde.

Arkàdij guardava, guardava, e a poco a poco i suoi pensieri si disperdevano e lo abbandonavano. Staremo bene insieme io e te, Arkàdij. Se vorrai, potrai aiutarmi a dirigere i lavori della campagna.

Dovremo imparare a conoscerci, a capirci, vero? Ti ricordi dell'Evgènij Onègin? Com'è triste per me la tua comparsa Primavera, stagione dell'amore! Un quarto d'ora più tardi le due vetture si fermavano davanti alla scala di una casa di legno, nuova, dipinta di grigio, con il tetto di ferro rosso. Non fu una folla di servi ad andare incontro ai signori sulla scala, ma una bambina di dodici anni, seguita da un ragazzo che somigliava molto a Pëtr e indossava una giacca da cameriere grigia, con i bottoni bianchi che portavano impresso lo stemma della casa.

Era entrato un uomo sulla sessantina, con i capelli bianchi, la carnagione scura, che portava una finanziera marrone coi bottoni laiuto da alcolismo in Kaluga rame e un fazzoletto rosa al collo. Dimostrava circa quarantacinque anni, i suoi capelli grigi, tagliati corti, avevano i riflessi scuri dell'argento nuovo e il suo viso nervoso ma senza rughe, estremamente regolare e nitido, come se fosse stato modellato con un bulino sottile e leggero, portava le tracce di una straordinaria bellezza.

Soprattutto gli occhi erano belli, luminosi, neri, a mandorla. Tutta la figura dello zio di Arkàdij, elegante e aristocratica, aveva mantenuto una snellezza giovanile e quel particolare slancio che di solito si perde dopo i vent'anni. Pàvel Petroviè si tolse dalla tasca dei calzoni la bella mano dalle unghie lunghe e rosee, resa ancora più bella dal candore del polsino abbottonato con un unico grosso opale, e la porse al nipote.

A cena parlarono poco. Dopo cena tutti si separarono subito. Era seduto vicino al letto di Arkàdij e mordicchiava una pipa corta. E che unghie! Unghie da esposizione! Allora è un'abitudine. Peccato che qui non ci sia da conquistare nessuno. L'ho guardato bene, ha dei colletti eccezionali, sembrano di marmo, e con che cura si tiene rasato il mento!

Non ti sembra, nell'insieme, molto ridicolo? Tuo padre, invece, è molto simpatico. È un'iniziativa da incoraggiare, questa dei lavabi all'inglese Era bello addormentarsi nella casa paterna, in un letto ben noto, sotto una coperta lavorata da mani amate, forse le mani della njanja, carezzevoli, buone instancabili.

Per sé non pregava mai. Lui laiuto da alcolismo in Kaluga Bazàrov si addormentarono presto, ma gli altri, in casa, restarono svegli ancora a lungo. Laiuto da alcolismo in Kaluga fratello si trattenne fin dopo la mezzanotte nello studio, laiuto da alcolismo in Kaluga su un'ampia, comoda poltrona di Gambs davanti al caminetto nel quale bruciava lentamente il carbon fossile.

Non si era tolto i vestiti, aveva solo sostituito gli stivaletti di vernice con un paio di pantofole cinesi rosse. Dio sa dove vagassero i suoi pensieri, certo non solo nel passato: il suo viso aveva un'espressione intensa e triste, diversa da quella di chi si è abbandonato ai ricordi. In una stanzetta in fondo alla casa, seduta su un baule, una giovane donna, Fèneèka, vestita con un corpetto azzurro e un fazzoletto bianco sui capelli scuri, riposava, assorta e, di quando in quando, tendeva l'orecchio e guardava la porta aperta, di là dalla quale si vedeva un lettino e si sentiva il respiro tranquillo di un bambino addormentato.

Aveva costruito la casa, i depositi e la masseria, tracciato i confini del giardino, scavato laiuto da alcolismo in Kaluga stagno e due pozzi, ma gli alberi giovani attecchivano male, l'acqua raccolta nello stagno era poca e quella dei pozzi aveva un sapore salmastro. Solo il pergolato di serenelle e acacie, dove qualche volta venivano serviti il tè o il pranzo, era cresciuto abbastanza bene.

Il signore dice che io e te siamo uguali ai ranocchi. Bello, eh? L'aveva trovato già pronto e, insieme, erano usciti sulla terrazza; all'ombra della tenda, vicino alla balaustra, sul tavolo, tra grandi laiuto da alcolismo in Kaluga di serenelle, bolliva il samovar. Subito comparve la bambina che il giorno prima era scesa incontro ai nuovi arrivati. Non te ne avrai a male? Arkàdij rivolse a suo padre laiuto da alcolismo in Kaluga rapido sguardo. Certo, se questa ragazza non avesse meritato Non si tratta di un capriccio.

Non puoi Non ti ho ancora avvertito che Il cuore gli batteva forte Sarebbe impossibile dire se in quel momento pensasse alla inevitabile particolarità dei suoi futuri rapporti con il figlio o se ritenesse che sarebbe stato più rispettoso, da parte di Arkàdij, non interessarsi affatto a quell'argomento o se, infine, non si rimproverasse la propria debolezza; tutti questi sentimenti si agitavano in lui come impressioni confuse, ma il rossore non spariva dal suo viso e laiuto da alcolismo in Kaluga cuore seguitava a battergli forte.

Ma perché non mi hai detto che ho un fratello? Padre e figlio furono entrambi contenti di vederlo comparire proprio in quel momento: ci sono situazioni commoventi dalle quali si vorrebbe uscire il più presto possibile. Indossava un elegante completo da mattina di stile inglese e sulla testa gli spiccava un piccolo fez.

Quel fez e la cravatta sottile, annodata con negligenza, erano concessioni alla libertà della vita di campagna, ma il colletto duro della camicia, sia pure non bianca ma colorata, come si usa laiuto da alcolismo in Kaluga mattina, bloccava, con la consueta rigidezza, il suo mento ben rasato.

Ha una piccola proprietà a circa ottanta verste da qui. Non c'era, Nikolàj, un medico che si chiamava Bazàrov nella divisione di nostro padre? Vedo che non si tratta di una questione di nostra competenza.